Il Palazzo Comunale

La Casa Comune è il termine ufficiale che si usava ai primi del ‘300 quando si pose mano alla costruzione del palazzo che si chiamò Comune, poi Municipio e di nuovo Comune. Il suo assetto iniziale non corrispondeva all’ attuale. Oggi, pur elegante ed imponente, appare chiuso nell’angolo della piazza. Ma quando fu costruito la parte del palazzo Dei, che fa angolo con il fabbricato, non esisteva. Al suo posto c’era uno dei quattro vicoli che correvano paralleli all’asse di via maestra. In proposito esistono porte e finestre richiuse che dall’ interno testimoniano la loro funzione di accesso al vicolo.
Della struttura iniziale sono rimaste la parte inferiore della facciata, le prigioni e l’adiacente cappellina con frammenti di affreschi.
Gli stemmi o fregi che si trovano sulla facciata, ricordano le casate dei gonfalonieri e podestà che si sono succeduti alla guida del governo del paese.
Ultimo quello del Fascio littorio, in cotto, rotto all’indomani della Liberazione.
Nel 1642 il podestà Ardimanno Guiducci, devoto a San Filippo, fece affrescare, a spese del Comune, l’immagine del Santo sulla facciata.
Il primo Maire nel periodo dell’occupazione francese si insediò a Castelfranco di Sopra il 7 febbraio 1809, mentre a Piandiscò il 21 febbraio dello stesso anno, allorché diede vita ad una nuova comunità.
L’ occupazione francese trasformò anche l’assetto territoriale, portando Castelfranco sotto la giurisdizione di Arezzo e cambiando così l’asse politico­ amministrativo. Vani risultarono i tentativi di alcune personalità locali, fra le quali l’ex gonfaloniere Giovan Battista Beccari, di ricondurre Castelfranco sotto l’amministrazione di Firenze. Il Regno d’Italia legalizzò definitivamente il nuovo assetto.
Agli inizi del ‘900 i locali dell’ultimo piano furono utilizzati come aule scolastiche. Successivamente, con la costruzione delle scuole adiacenti alla torre Campana, furono adibiti a residenze per il segretario comunale e per una famiglia del paese.
Durante la seconda guerra mondiale il palazzo comunale fu seriamente danneggiato. I locali delle prigioni servirono talvolta come rifugio.
L’ attuale ufficio a piano terra dei vigili urbani, fino alla seconda guerra mondiale ospitò per alcuni decenni la lettiga per il trasporto dei malati all’ospedale di San Giovanni V.no, mentre dal 1964 ha funzionato come rimessa per l’ambulanza cittadina.
Il grande locale che si trova sotto la sala consiliare, nel periodo del Fascio fu adoperato come sala da ballo e teatro, mentre dopo il conflitto bellico servì come rimessa dei mezzi comunali, fra i quali la carretta per il servizio della raccolta della nettezza urbana. Spazzino ufficiale, in quel periodo, Igino Buzzichelli, detto “Moschino”, che scaricava i rifiuti in “Camalfi” dove agli inizi degli anni sessanta sono sorte le case “agricole”.
In quegli anni il crollo del solaio di una stanza dell’edificio costrinse gli amministratori a realizzare in tempi brevi il nuovo palazzo comunale, divenne in seguito sede della biblioteca ora dell’ufficio sanitario. Nel quinquennio 1980-1985 il Comune fu restaurato e nel mese di agosto dell’85 gli uffici tornarono in questa sede. Durante i lavori, nella sala consiliare fu scoperta l’edicola votiva contenente l’affresco della Madonna col Bambino di scuola fiorentina della fine del XIV secolo.
Dalla fine della seconda guerra mondiale si sono susseguiti i sindaci Daniele Filippini, del Partito Socialista, eletto dal Comitato di Liberazione Nazionale nel 1945. Mario Benedetti di anni 22 (il più giovane Sindaco italiano eletto nel ’46 e proveniente dal Partito Nazionale d ‘Azione), rima sto in carica per un breve periodo perché studente a Firenze. Subentrò Bruno Bigazzi del Partito Comunista Italiano, dal 1948 al 195l. Con le elezioni di quell’anno la Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza assoluta e primo cittadino eletto fu Eugenio Mercati Neroni. Per ragioni di salute nel 1953 Neroni diede le dimissioni e diventò sindaco Odoardo Nardi rimasto in carica fino al 1975.