La Fondazione di Castelfranco di Sopra

Nel sec. XIII il Comune fiorentino aveva già esteso, ma non consolidato, la su a sovranità e autorità su questa parte del contado ancora minacciata dalle ultime potenti famiglie feudali. Ecco allora la necessità non solo di distruggere le fortezze ostili, ma anche di promuovere insediamenti fortificati che creassero un organico sistema difensivo oltre che poli di sviluppo economico.

Castelfranco e le altre terre nuove furono costruite per essere al servizio di Firenze. Assolvevano al ruolo di piazzeforti nei territori da poco acquisiti, di mercati di raccolta dei prodotti destinati alla città, e di serbatoi di popolazione fedele.

Perciò “nel detto anno [1296] …si ordinò che nel nostro Valdarno di sopra si facessono due grandi terre e castella; l’uno era tra Fegghine e Montevarchi e puosesi nome castello Sangiovanni, l’altro in casa Uberti allo ‘ncontro passato l’Arno, e puosongli nome Castelfranco, e francarono tutti gli abitanti de’ detti castelli per dieci anni d’ogni fazione e spese del comune, onde molti de’ fedeli de’ Pazzi e Ubertini, e quegli da Ricasoli, e de’ Conti, ed altri nobili, per esser franchi si feciono terrazzani de’ detti castelli; per la qualcosa in poco tempo crebbono e multiplicaro assai, e fecionsi buone e grosse terre”.

Volendo in questo mentre, i Fiorentini murare in Valdarno di sopra il castello di San Giovanni e Castelfranco, per comodo della città e delle vettovaglie, mediante i mercati ; ne fece Arnolfo il disegno, l’anno 1295, e soddisfece di maniera così in questa, come aveva fatto nel l’altre cose, che fu fatto cittadino fiorentino”.

In realtà, né il Villani né il Vasari, il quale attribuisce il disegno dei castelli addirittura al grande architetto Arnolfo di Cambio, portano l’anno esatto di fondazione di queste “terre nuove” che è invece il 1299 come si può leggere in un prezioso documento custodito nell’Archivio di Stato di Firenze e pubblicato da G. Camerani Mani. In questo testo, nel quale sono dichiarati i motivi addotti per giustificare la creazione di nuove “terre”, cioè “pro honore et iurisdictione comuni Florentie”, si può leggere che la costruzione di tre nuovi castelli nel Valdarno superiore: due “in partibus di Casuberti” (Castelfranco e Tartigliese) e il terzo “in burgo seu iuxta burgum Plani Casalberti” (S.Giovanni ), fu deliberata

Anno […J incarnationis millesimo ducentesimo nonogesimo oclavo l…J die vigesimo sexto intrante mense ianuarii […] in ecclesia Sancti Petri Sharadii”,

cioè secondo lo stile fiorentino il 26 gennaio 1298 corrispondente al nostro 26 gennaio 1299.Da un altro documento del 21aprile del 1300 siamo informati che ser Petraccolo dall’Ancisa, padre di Francesco Petrarca, fu nominato provveditore alla costruzione del castello.
E’ difficile calcolare quanto tempo sia occorso alle maestranze fiorentine e ai terrazzani del contado (indotti a trasferirsi nel nuovo castello perchè “franco”, cioè esente da imposizioni fiscali: liberi et immunes) per edificare la cinta muraria. Si può ipotizzare un primo sistema difensivo con palizzate di legno che poi vengono sostituite progressivamente da strutture in pietra. comunque Castelfranco entra subito da protagonista nelle lotte che oppongono le irriducibili famiglie dei Pazzi e degli Ubertini contro Firenze.
Insieme al resto del piviere di S. Maria a Scò faceva parte del Quarto di San Giovanni come risulta negli Statuti fiorentini del 1355 e del 1408. Dati precisi sul nuovo comune sono contenuti nello Statuto del 1394 e si possono ricavare dal capitolo che regolamenta l’elezione del Consiglio generale alla cui formazione concorrono tredici popoli : S.Tommè (cioè la popolazione del castello stesso), S.Maria a Faella, S. Miniato a Scò, S. Maria a Scò, S. Donato a Menzano, S. Andrea a Pulicciano, S. Donato a Ciortignano (ora Certignano), S. lacopo a Montecarelli, S. Salvatore a Soffena, S. Godenzo, S. Matteo a Caspri , S. Michele di sopra e S. Michele di sotto.
Lo stesso territorio, con l ‘omissione dei popoli di Menzano e Ciortignano, si ritrova descritto nello Statuto di Firenze del 1415 in cui Castelfranco è a capo della lega che prende il nome da Castelfranco stesso e dalla Pieve di Scò e si estendeva dall’Arno alla Massa Ladronaia e a Montacuto.
Quanto alla struttura urbana di Castelfranco si possono constatare “caratteristiche di grande razionalità e con una precisa geometria, cioè con una impostazione di altissimo livello progettuale “ A differenza delle altre terre nuove di San Giovanni Valdarno e, nel 1337, di Terranuova (originariamente Terra S. Maria) che presentano un a pianta rettangolare, per Castelfranco viene adottato un modello quadrato all’incrocio di due strade di eguale importanza che proprio nella grande piazza centrale quadrata hanno il loro punto di intersezione dividendo l’abitato in quattro quartieri esattamente eguali. Un’immagine della struttura ci è data da un disegno prospettico delle Carte dei Capitani di Parte Guelfa della seconda metà del sec. XVI dove sono evidenziati gli elementi fondamentali della nuova terra: il perimetro murario, quattro porte-torri al centro di ogni lato per l’accesso (porta Fiorentina o Campana a sud, porta Aretina o Franca o al Pino ad est, porta Montanina a nord, porta Buia a ovest), un fossato scavalcato da ponti in corrispondenza delle porte, torri angolari cui sono da aggiungere altre torri intermedie. Tuttavia, è interessante notare che già nel 1355 si avevano difficoltà statiche nella cinta murata e vengono stanziate 1000 libbre “pro muris Castri Franchi vollis superiori reficiendis qui ruerunt (rovinarono) et sunt dispositi ad ruinam “.
Sulla grande piazza, nel settore di sud-est, fu ben presto costruito il Palazzo del Comune che ancor oggi conserva integra e ben visibile, al piano terreno, la parte originaria trecentesca ornata di numerosi stemmi delle casate dei Podestà con le prigioni e la cappella che conserva frammenti di affreschi. Durante i lavori di restauro del 1980-85 nella sala consiliare fu rinvenuta un edicola votiva contenente l’affresco di una Maternità attribuita ad un pittore fiorentino del Trecento.
Per favorire le attività commerciali “in uno dei quattro quadrati minori della piazza Arnolfo aveva fatta una grande e magnifica loggia con bellissima travatura retta da pilastri murati, sui quali nel secolo XV erano stati dipinti affreschi assai pregiabili, sebbene del loro autore non si è conservata la memoria”. “La demolizione della storica loggia dei «Mercanti », avvenuta nel 1863, costituisce una vergogna per gli amministratori di quel tempo”. Sempre nella piazza centrale, nel settore di nord-est, verso la metà del sec. XVI furono edificate le attuali “loggine”’. Nel settore sud-ovest fu costruito un·”pubblico pozzo con colonne ed architrave di pietra finemente lavorati […] e un vastissimo serbatoio per acqua potabile; e ciò non tanto per servirsene in caso di assedio. ma anche perchè la popolazione avesse a sufficienza acqua depurata e filtrata”.
Nello sviluppo urbano successivo è da sottolineare che i settori orientali vengono ben presto intensamente abitati all’opposto di quelli ad occidente della via centrale che sono rimasti privi di abitazioni quasi fino all’epoca contemporanea.
Il numero degli abitanti di Castelfranco registra tuttavia un notevole aumento a partire dalla seconda metà del sec. XV: lo confermerebbe un raffronto fra i dati del catasto del 1427 (secondo cui la popolazione di Castelfranco raggiunge i 284 abitanti, escluso il clero) e quelli del censimento ordinato da Cosimo de’ Medici nel 1551 dove troviamo registrati 802 residenti. L’incremento demografico risulta in seguito costante: 1030 abitanti nel 1745 e 1833 nell 1833. Ciò risulta anche dagli “Stati delle Anime”’ della parrocchia di Castelfranco.
Dal punto di vista amministrativo Castelfranco fu sede, fin dai primi decenni del Trecento, della omonima “Lega” dalla quale dipendevano i 13 popoli del piviere di Scò e quindi fu sede di “Podesteria” almeno dal 1384.
Alla fine del sec. XIV componevano il piviere di Scò i popoli di S. Tommaso a Castelfranco, S. Salvatore a Soffena, S. Donato a Certignano, S. Matteo a Caspri, S. Godenzo, S. Michele di sopra (oggi La Lama), San Mi chele di sotto, S. Andrea a Pulicciano, S. Donato a Menzano, pieve di Santa Maria a Scò, San Miniato a Scò, San Iacopo a Montecarelli, Santa Maria a Faella.
Questo territorio sul quale Castelfranco esercitava la sua autorità rimase sostanzialmente invariato lungo i secoli fino all’inizio del sec. XIX quando, al tempo dell’occupazione francese, nel 1809 fu istituito il nuovo Comune di Piandiscò formato dai popoli di Scò, Menzano, S. Miniato, Montecarelli, Faella. Nel Comune, o “nella” Comune come si diceva alla francese, rimasero i popoli di Castelfranco, Certignano, Caspri, S. Michele di sopra o La Lama, San Michele di sotto e Pulicciano con modesti sconfinamenti fra i popoli di Renacci, Faella e Montecarelli, con una popolazione complessiva che alla fine del 1809 viene stimata in 2156.