Porte, Torri e Mura

Porte, Torri e Mura

Porta Campana, assieme alla porta Franca detta poi porta al Pino o Aretina, e ai tratti di mura che delimitano via Arnolfo, via Cuoia ed il vicolo della caserma dei carabinieri, sono la testimonianza più cospicua di quello che fu l ‘ impianto della “Terra nuova fiorentina”. Fu per stroncare l’arroganza degli Ubertini che Firenze nel 1296 decretò (e nell 1299 lo ribadì) l’edificazione di Castello Franco.
Essa sorse accanto al distrutto castello di Soffena, inglobando il già presente borgo “Casuberti” con la pieve romanica di San Tommaso. La tradizione vuole che fosse Arnolfo di Cambio a fornire il disegno del nuovo insediamento, che rispettava lo schema di altri paesi del Valdarno: Terranuova e San Giovanni. Da un disegno contenuto nelle “Piante dei capitani di parte” del 1553 (conservato all’archivio di Stato di Firenze) si può avere un’ immagine sommaria di questo insediamento “militare” di stampo romano, basato sul cardo e sul decumano, delimitato da mura merlate, nelle quali si aprono quattro porte: Campana o Fiorentina a sud , porta Buia ad ovest, porta Montanina a nord e porta Aretina ad est. Agli angoli del quadrilatero i torrioli. sopra porta Campana si nota la martinella, la campana che suonava all’ apertura e chiusura delle porte ed in altre circostanze particolari. Lungo il perimetro delle mura, il fossato era rifornito con l’acqua proveniente dai “Rupi di Val d’Inferno”. Le fonti storiche ci dicono che le mura furono terminate nel 1335. Osservando però la morfologia del terreno, ci sembra improbabile che nella costruzione si fosse rispettata la forma quadrata, in quando congiungendo i lati a sud-ovest, l’angolo di chiusura sarebbe caduto nel vuoto. Fino al 1934 la torre Campana aveva sul coronamento una loggia, ma per motivi statici, durante i lavori di consolidamento fu demolita.
Castelfranco, non essendo soggetto a particolari “scorribande belliche”, perse ben presto il suo valore strategico-militare e le mura e torri furono abbandonate a se stesse, o vendute a privati e inglobate in civili abitazioni. Si dice anche che molti contadini ne approfittassero usando le pietre delle cadenti mura per quelli di sostegno dei pianelli.
Nel 1858\59 il gonfaloniere Antonio Rossi, forte del sostegno della cittadinanza, che riteneva inutile e grossa la spesa necessaria per il restauro, ed approfittando della situazione politica (il passaggio del potere granducale al governo nazionale) fece abbattere porta Buia e le mura adiacenti. Verosimilmente negli stessi anni fu fatta demolire per gli stessi motivi anche porta Montanina.
La porta al Pino rimase intatta fino al 1770, quando fu demolita la parte superiore pericolante e fu trasformata in abitazione. Nel 1865 fu decretato l’abbattimento sud-est delle mura (parallelo all’ attuale via Molino dei Noci) perché in “avanzato stato di degrado”. Le mura furono vendute, per essere demolite, all’ex gonfaloniere Luigi Beccari, proprietario degli orti adiacenti. La contropartita per tale “disturbo” fu un rimborso all’ amministrazione del valore del terreno su cui sorgevano. A metà degli anni cinquanta fu aperta una breccia sul tratto nord che chiudeva via IV Novembre per accedere alla nuova circonvallazione. Nel 1965 (appurate le precarie condizioni statiche) si autorizzò l’abbattimento dell’ultimo torrino di camminamento situato nel lato nord -ovest.